Kitchen
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Kitchen

Ho letto “Kitchen” di Banana Yoshimoto quando è uscito, e mi è piaciuto molto, poi in seguito in tv ho visto anche il film tratto dal libro e devo dire che è abbastanza fedele al romanzo.

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina”. E’ questo l’interessante incipit del libro della scrittrice giapponese, Banana Yoshimoto. “Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene”. E per Mikage, la giovane protagonista di questo romanzo, la cucina rappresenta veramente qualcosa di importante, soprattutto dopo la morte della nonna, sua unica parente rimasta.
“Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola”. Per lei la cucina è sinonimo di rifugio, di sicurezza, di calore familiare, è lo scenario di tanti bei momenti trascorsi, di ricordi che porterà sempre con sé.
Se non l’avete ancora letto, vi consiglio di leggerlo subito.
Il romanzo focalizza la sua attenzione sulla descrizione delle sensazioni di solitudine e fragilità della giovane protagonista, sul suo attaccamento alla cucina, considerata parte solida della sua esistenza, una gioiosa certezza nell’incertezza generale della sua vita, a cui Mikage si aggrappa sempre, dove si sente serena, protetta e in grado di esprimersi al meglio di sé.
Il linguaggio utilizzato dalla Yoshimoto permette una lettura scorrevole e gradevole. Scritto nel 1988, “Kitchen” è il libro che ha imposto all’attenzione del pubblico la scrittrice giapponese.

Buona lettura!

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