Rhea
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8 ottimi motivi per visitare la bassa Val di Susa

Il Piemonte è conosciuto soprattutto per le Langhe e il Monferrato, ma c’è un altro territorio che merita di essere scoperto e visitato: è la bassa Val di Susa che si estende fino alla Val Sangone. A poca distanza da Torino, solo una mezz’ora, c’è un territorio ricco dal punto vista enogastronomico, naturalistico, culturale e artistico. Ringrazio Manuela Massola del Filo della Memoria per avermi fatto conoscere tante bella realtà. Ecco gli 8 ottimi motivi per cui questa zona può essere una piacevole meta per una gita fuori porta, oppure, per coloro che abitano più lontano, per un weekend.

vini Rhea

1) La cantina Rhea

All’azienda vitivinicola Rhea ci si arriva salendo da Reano attraverso una strada immersa in un fitto bosco dove, come è successo a me, capita anche di vedere un capriolo che poi sparisce tra gli alberi. Ci troviamo sulla Strada Reale dei Vini Torinesi, ma in posizione un po’ più nascosta, sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Giaveno. In cima alla collina, circondata dai vigneti, si trova la casa dove ha sede la cantina e sembra di essere in un mondo a parte, quasi fatato, dove il silenzio regna assoluto. L’azienda, giunta alla terza generazione, è a conduzione familiare ed è gestita da Guido Ruffino, dalla moglie Silvia e dal figlio Davide. Il nome Rhea deriva da Rhea Silvia, la madre di Romolo e Remo, da cui prende il nome la città di Reano, dove i romani avevano costruito insediamento abitativo.  Sono quattro i vini prodotti dalla Rhea: Autin (il nome in dialetto piemontese significa vigneto) 100% uve Barbera, dal colore rosso porpora intenso con riflessi violacei. Al naso ha sentori di frutta fresca e di fiori con un finale speziato, mentre in bocca è persistente, corposo, con un ottima acidità che equilibra l’alcol. Si abbina a paste con ragù di carne o selvaggina, carni rosse, salumi e formaggi. E’ dedicato a Guido, il proprietario dell’azienda. Ratin, blend di uve Barbera e Freisa, con una piccola percentuale di Ciliegiolo e Bonarda. E’ di colore rosso porpora con riflessi granati, con sentori di piccoli frutti rossi e agrumi. Al palato è caratterizzato da un ottima acidità e tannicità. E’ perfetto a tutto pasto. Ratin è il soprannome con cui viene chiamato Davide, figlio di Guido e futuro enologo, a cui il vino è dedicato. Savarey, assemblaggio di Barbera e Freisa, caratterizzato da un colore rosso porpora con vividi riflessi granata. In bocca è ricco e rotondo, con un tannino elegante e una grande persitenza, mentre al naso si presenta variegato con note di confettura di frutta. Si sposa con carni rosse e selvaggina. Il nome si riferisce alla vigna da cui si coltiva l’uva con cui si produce il vino, chiamata così perché pare che proprio qui vi fosse un passaggio per mettere il salvo il Re. E infine Silvy, che, come si evince dal nome, è dedicato a Silvia. Cabernet Sauvignon in purezza, ha un bel colore rosso porpora. Al naso si presenta fruttato e con una leggera nota pepata. In bocca invece è molto morbido con una lieve tannicità. Si accompagna a salumi e formaggi, antipasti vari, ed anche a primi piatti leggeri. La famiglia Ruffino conduce l’azienda in modo sostenibile: l’erba tagliata viene trasformata in concime naturale, utilizzano un fertilizzante organico e l’energia di cui necessitano deriva da un impianto fotovoltaico.

Baratuciat

2) Il vitigno perduto

Tra i vitigni autoctoni il Baratuciat rappresenta una riscoperta molto interessante ed originale. Pur essendo un vitigno radicato storicamente sul territorio l’analisi con marcatori molecolari del DNA non ha evidenziato alcuna corrispondenza genetica con altri vitigni dell’Italia nord occidentale. Il nome deriva dalla particolare forma dell’acino, molto allungato, associato popolarmente alla forma degli escrementi di gatto (in dialetto locale Berla du ciàt). Il Baratuciat viene vinificato in purezza e dà vita ad un vino bianco dai profumi erbacei, di sambuco, eucalipto e mela verde. Ha un sapore secco, ben strutturato e, inoltre, risulta incredibilmente longevo. È un vino versatile che da giovane si può bere come aperitivo o con antipasti leggeri, invece dopo qualche anno di evoluzione si accompagna a piatti di pesce, carni bianche e, data la sua morbidezza e intensità in bocca, è ideale per bilanciare i sapori estremi della cucina etnica ricca di spezie. Di recente l’azienda vitivinicola Rhea ha effettuato la prima vendemmia di Baratuciat che verrà presentato a marzo del 2022 con un grande evento. Non ci resta che aspettare il prossimo anno per assaggiarlo!

Precettoria di S.Antonio Ranverso

3) Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Situata a Rosta (To), è un’abbazia in stile Gotico che fa parte di un complesso monastico fondato nel XII° secolo dall’Ordine Ospedaliero di Sant’Antonio di Vienne. Bellissimo sia l’esterno che l’interno con un ciclo di affreschi “Imago Pietatis” di Giacomo Jaquerio che decorano abside, presbiterio e sagrestia, mentre l’altare è impreziosito dal polittico di Defendente Ferrari, commissionato in data 29 aprile 1530. Nel 1776, con Bolla Pontificia di Papa Pio VI l’Ordine Ospedaliero dei Padri Antoniani viene soppresso e i beni di Ranverso vengono trasferiti all’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Sacra di San Michele

4) La Sacra di San Michele

E’ un luogo magico la Sacra di San Michele, tanto che lo scrittore Umberto Eco per il suo best-seller “Il nome della Rosa” si è ispirato proprio a questo posto dedicato al culto dell’Arcangelo San Michele, difensore della fede e popolo cristiano. E’ un’antichissima abbazia, simbolo del Piemonte, costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano a 960 metri di altitudine. Tra le particolarità: il Portale dello Zodiaco, visto come momento di passaggio dalla morte alla luce della Resurrezione e ultima tappa prima del Paradiso, il Portale dei Monaci, dove il gocciolatoio termina con la faccia di un diavoletto (Male) che lasciato fuori dai monaci che entravano in chiesa, si vendica facendo uno sberleffo, lo Scalone dei Morti, che con i suo gradini ripidi simboleggia la vita con le sue difficoltà e fatiche, e il Coro Vecchio che accoglie in grossi sarcofaghi le salme di alcuni reali di casa Savoia. La Sacra di San Michele s’inserisce all’interno di una via di pellegrinaggio lunga oltre 2000 km che va da Mont Saint-Michel, in Francia, a Monte Sant’Angelo, in Puglia. I Padri Rosminiani sono gli attuali custodi e gestori della Sacra.

laghi di Avigliana

5) I laghi di Avigliana

I laghi sono due: il Piccolo e quello Grande. Si sono formati dallo scioglimento del ghiacciaio della Val di Susa nel Pleistocene e si trovano ai piedi dell’omonina città medioevale di Avigliana da cui prendono il nome. Entrambi fanno parte del Parco naturale dei laghi di Avigliana, istituito nel 1980 e dal 2012 del sistema di aree protette delle Alpi Cozie. Il territorio è stato anche inserito nella Rete Natura 2000 in base alle Direttive Habitat e Uccelli. Si può compiere il giro dei laghi singolarmente o scegliere di unirli in un unico itinerario di circa 8 km, che segue un percorso a forma di otto facilmente percorribile a piedi o in bicicletta. 

Marco Giaccone

6) Il Pane Madre di Marco Giaccone

Il laboratorio – bottega si trova nel paese di Buttigliera Alta. Il comune denominatore è proprio la Pasta Madre che il Maestro Panificatore Marco Giaccone lavora e con cui produce pani con cereali vari, con farine integrali e bio, pani speciali al farro, segale, frumento Khorasan e con semi di finocchio, fiocchi di cereali e grano saraceno, grissineria stirata a mano, focacce, pasticceria da forno e anche panettoni e colombe a lievitazione naturale. Il suo Pane del Re ha ottenuto la De.Co – Denominazione Comunale del Comune di Buttigliera Alta.

Certosa 1515

7) Certosa 1515: Luogo di Sosta e di Pensiero

Avete mai dormito in un ex monastero avvolti solo dal silenzio e dalla bellezza della natura? La Certosa di Avigliana è un ex convento del Cinquecento, precisamente del 15151, oggi trasformato in struttura ricettiva con le ex cellette trasformate in 38 camere distribuite su due piani con arredamento essenziale, pavimento in parquet e bagno privato. Niente tv, ma wifi sì. Il posto giusto per rigenerarsi anche solo per qualche giorno, lontano da tutto e tutti. Dispone anche di un ristorante che propone cibo buono, pulito e giusto, con prodotti locali e biologici.

Trattoria della Buffa

8) Trattoria della Buffa

Situata nel paese di Giaveno, alla trattoria della Buffa, gestita da Giuseppe e Ferruccio, si mangiano piatti della cucina tradizionale piemontese, tra cui spiccano i gustosi agnolotti, e il classico vitello tonnato, insieme a qualche proposta innovativa. Naturalmente abbinati ai vini dell’azienda vitivinicola Rhea. Da non perdere, a fine pasto, l’assaggio di uno dei liquori aromatizzati, avete solo l’imbarazzo della scelta perché sono una ventina!, che fanno bella mostra sul bancone del bar all’entrata.

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