Il Bikini compie 70 anni
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Il Bikini compie 80 anni (e non li dimostra!)

Il Bikini compie 80 anni e li porta con una disarmante naturalezza. Il 5 luglio 2026 il bikini ha spento le sue candeline, e lo ha fatto con la stessa freschezza con cui, da decenni, attraversa spiagge, piscine e immaginari collettivi. Già al tempo dell’Impero Romano, si ritrova qualche testimonianza, per la precisione in un mosaico del  IV secolo d.C nella Villa Romana del Casale in Sicilia, dove vengono ritratte due giovani in due pezzi, ma, per quell’epoca, si trattava di un abbigliamento per l’attività fisica, più che per fare il bagno o prendere il sole. Ma la storia del due pezzi comincia nel 1946, ai bordi della piscina Molitor di Parigi, quando il sarto francese Louis Réard decide di rivoluzionare il concetto di costume da bagno. Per battezzare la sua creazione sceglie un nome destinato a fare rumore: Bikini, come l’atollo del Pacifico dove si svolgevano test atomici. Réard era convinto che il suo due pezzi avrebbe avuto un effetto “esplosivo” sulla società. Non si sbagliava.

In realtà, Réard completava un percorso già iniziato da Jacques Heim, che pochi mesi prima aveva presentato l’“Atome”, pubblicizzato come il costume più piccolo al mondo. Réard lo rese ancora più minuscolo, tanto che nessuna modella accettò di indossarlo. Alla fine dovette chiamare una spogliarellista del Casino de Paris, Micheline Bernardini, che sfoggiò il bikini davanti ai fotografi e contribuì a renderlo immediatamente iconico. Nonostante il clamore, ci vollero quindici anni perché il bikini venisse accettato negli Stati Uniti. Nel 1951 fu addirittura bandito dal concorso di Miss Mondo. A sdoganarlo, come spesso accade, fu il cinema: nel 1956 Brigitte Bardot, in E Dio creò la donna, lo indossa sulle spiagge di un tranquillo villaggio di pescatori destinato a diventare la mitica Saint-Tropez. Poi, nel 1962, arriva la scena che nessuno ha mai dimenticato: Ursula Andress che emerge dal mare in 007 Licenza di uccidere, con un bikini bianco entrato nella storia del cinema.

Nel frattempo, la musica ci mette del suo: nel 1960 Brian Hyland invita le ragazze a osare con la sua “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini”, che diventa un tormentone e un manifesto di libertà. Da allora il bikini non si è più fermato. Dai primi modelli in cotone si passa ai tessuti tecnici come la Lycra, più pratica e veloce ad asciugarsi. Il due pezzi si moltiplica in forme, colori, fantasie, fino a ridursi all’essenziale. Negli anni ’70 arriva il monokini, ovvero solo la parte inferiore, e nel 1967 il trikini, con i due pezzi uniti sul davanti da un lembo di stoffa. Oggi lo indossano tutte: magre, curvy, sportive, romantiche. A triangolo, a fascia, push-up, all’americana… la scelta è infinita. E la domanda rimane sempre la stessa: qual è il modello giusto per noi? La risposta, per quanto semplice, è la più sincera: lo specchio. Nessuno sa consigliarci meglio.

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