Diana Vreeland
Diario di una It-girl

Diana Vreeland docet

Diana Vreeland, nata Dalziel, mitica direttrice di Vogue America, nasce a Parigi nel 1903, figlia di padre britannico e madre americana. Considera questa una grande fortuna, tanto da affermare anni dopo “una volta che hai fatto in modo di nascere a Parigi, tutto il resto è strada in discesa”.

Nel 1924 sposa un banchiere Thomas Reed Vreeland, la coppia si trasferisce a Londra, dove la Vreeland apre una boutique per signore, tra le cui clienti annovera Wally Simpson futura Duchessa di Windsor (in altre parole quella “furbona” che si è accaparrata l’inglese che doveva essere re e che le ha regalato decine di gioelli Cartier realizzati su commissione ;-).

Visita spesso Parigi, dove conosce Coco Chanel e la sua amica gioielliera Suzanne Belperron. Nel 1937, si trasferisce di nuovo a New York e l’allora direttore di Harper’s Bazaar le propone di tenere una rubrica sulla sua rivista, “Why don’t you?”, in cui dispensa consigli di stile alle donne della ricca borghesia degli anni trenta.

Eccone alcuni: “perché non lavate i capelli biondi di vostro figlio con lo champagne avanzato, come fanno in Francia?”, “perché non vesti tua figlia da infanta per una festa in maschera?” “perché non usi una conchiglia gigante invece del secchio per ghiacciare lo champagne?” “perché non indossi guanti viola di lana?” “perché non ti leghi ai polsi nastri di tulle nero?” “perché non trasformi il vecchio soprabito di ermellino in una vestaglia”? “perché non rivesti il portabagagli della macchina con la pelliccia di una giovane alce?” “perché non dipingete una mappa del mondo sulla parete della camera dei vostri bambini?”.

Dal 1962 al 1972 lavora per la rivista Vogue America, e nel 1971 la Vreeland inizia a lavorare come consulente tecnico del Metropolitan Museum of Art per il settore della moda. Muore nel 1989.

Era vulcanica, temutissima dalle sue collaboratrici ed esigente, una volta licenziò una redattrice perché faceva troppo rumore con i tacchi. Truman Capote la definisce “un genio moderno”.

Icona di stile lei stessa, travolse i canoni della bellezza scoprendo già negli ’40 Lauren Bacall e le più inusuali fra le society girls Penelope Tree, Marisa Berenson, Loulou de la Falaise trasformandole in trendsetter, poi facendo diventare icone fashion le modelle dalla bellezza “irregolare” Twiggy, Veruschka, Lauren Hutton e Cher.

Le sue frasi celebri:

“L’eleganza è innata, e non ha niente a che fare con l’essere ben vestiti.”

“Non bisogna mai aver paura di essere volgari, solo di essere noiosi.”

“Io indosso sempre i miei golf al contrario: mi donano molto di più.”

“Il bikini è l’invenzione più importante dopo la bomba atomica.”

“Le persone che mangiano pane bianco non hanno sogni.”

Ed infine, detestava tutto quel “boring grey” e trascorse la sua vita combattendolo con una meravigliosa idea di rosso:il fard sulle guance, lo smalto e il rossetto carminio, la carta da parati giapponese, le originalità e le bugie.

Ed ecco la dritta che mi piace di più:  se avete bisogno di disperarvi, entrate nella hall di un grande albergo con l’orchestra che suona, chiedete una coppa di champagne e la vostra canzone preferita e solo allora, con il trucco perfetto, scoppiate a piangere.”

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