Ristoranti

Q.B. Duepuntozero, quel Quanto Basta che fa la differenza

Affacciato direttamente sul lungolago di Salò, a porto della Sirena, in una posizione che i francesi definirebbero pieds dans l’eau, QB Duepuntozero è la “creatura” dello chef Alberto Bertani e della compagna Irene Agliardi.


Grandi vetrate con vista lago, arredi di design nordico con l’utilizzo di molto legno, una mise en place raffinata ed essenziale con tovaglie color avorio che richiamano la madreperla e bicchieri dell’acqua color Tiffany, danno all’ambiente un’aria estremamente elegante. Il nome QB, acronimo di Quanto Basta, termine tanto utilizzato in cucina e nelle ricette, non è stato scelto a caso da Alberto perché per lui stare in cucina è quanto basta per essere felice”.

photo credits @qbduepuntozero

Classe ’79 nativo di Gargnano, Alberto Bertani è un vero self made chef,  si iscrive all’istituto alberghiero, ma sin da giovanissimo matura esperienze nei grandi alberghi della zona: dal Grand Hotel Fasano, a Villa Feltrinelli, passando per il Grand Hotel Gardone. Dopo qualche spot in giro per l’Italia e all’estero, approda all’hotel Bellerive di Salò, dove conosce Irene. Nel 2009 decidono di aprire un ristorante insieme e così nasce QB, nel 2014 un altro importante cambiamento, il trasferimento in una nuova location, quella attuale in riva al lago, e l’aggiunta del termine Duepuntozero a significare anche un salto della cucina proposta. Chef Alberto definisce la sua cucina “semplice, diretta e gustosa”, e nei suoi piatti non utilizza ma più di tre o quattro ingredienti. Si viene accolti da Irene, splendida padrona di casa, coadiuvata in sala da Deborah Ferretti e dalla sommelier Andrea Lanzi, sorridenti e professionali.

photo credits @isabellaradaelli

Il mio percorso degustativo inizia con una tartare di coregone, cappero di Gargnano (capperi che ricorrono spesso nei suoi piatti!), limoni confit e gel al Valtenesi Chiaretto e sabbia alla salvia, esplicito omaggio al lago.  Ad accompagnare questo pesce “povero”, il re delle bollicine, champagne Pommery Brut Apanage, 50% Chardonnay e 50% Pinot Noir.

photo credits @isabellaradaelli
A seguire la geniale Lingua 2.0, il piatto più sorprendente da me assaggiato in questo 2020, lo so l’anno è appena iniziato, ma per una come me che non ama la lingua, mangiarla sotto forma di hamburger, con peperoni dolci, salsa verde e mayo al brodo di lingua, è una grande conquista.

Si prosegue con due ottimi comfort food che vi assicuro creano dipendenza: lo spaghetto Matt Monograno Felicetti all’emulsione di vongole e briciole di pane al limone; e i ravioli di pasta fresca alla barbabietola ripieni di gorgonzola di capra conditi con burro, salvia e pistacchio. In abbinamento due interessanti bianchi differenti, ma entrambi Chardonnay in purezza: 2013  della cantina Capannelle e Le Petit Têtu 2017 del Domaine Jean-Marie Berrux.

photo credits @isabellaradaelli

Anche il secondo è una piacevole sorpresa: il piccione fumé, così declinato: il petto affumicato e coscia e ala cotte a bassa temperatura e poi rosolate, con scalogno glassato, zucca e salsa al whisky torbato. Niente da invidiare ai pigeon cucinati dai francesi. Questa volta accompagnato da un vino autoctono: Rosso di Don Lisander 2013 dell’azienda agricola Monte Cicogna, blend di Groppello Gentile 60%, Barbera 15%, Sangiovese 15% e Marzemino 10%.

photo credits @isabellaradaelli

Si conclude in dolcezza con Gargnano Amore Mio, una tartelletta di frolla, caramello salato ai capperi di Gargnano, crema ai limoni, meringa e capperi sabbiati. Il dessert dedicato al paese dove Alberto è nato e ai capperi che il padre Elio coltiva nel suo orto su vecchi muri a secco, vicino a piante d’olivo, limoni e cedro, raccolti rigorosamente a mano nel periodo da giugno ad ottobre e poi messi sotto sale (solo il 10% per non cambiare il gusto) in vasetti di vetro.

Capperi piccoli, ma preziosi, così come è prezioso anche il menu, non il solito menu da sfogliare, ma realizzato su carta fatta a mano Toscolano 1831, seguendo l’antica tradizione dei Maestri Cartai di Toscolano, la copertina e i fogli sono in puro cotone, con stampa in argento a caldo e rilievo a secco dei loghi. Inoltre è stato utilizzato il font DIN, non si direbbe che è stato inventato in Germania nel 1923 vero? Eppure è leggero ed elegante, ed attuale proprio come la cucina di QB Duepuntozero.

Nota di merito al cestino del pane, a cui io assegno una grande importanza nella presentazione di un ristorante, e da QB è comme il fautciabattine con farina Petra 1 e 9 (macinate a pietra e integrali), rosa al pomodoro e origano con burro montato al grana, pugliese con farina di semola e farina Petra 9, focaccia al sesamo e cracker alle olive nere. E anche per le dolcezze finaliossa da mordere alle mandorle , ossa da mordere al cacao e nocciole, meringhe, bacio di dama alle mandorle con cioccolato bianco alla mandorla amara, cantucci, piccola panna cotta al cappuccino. E infine limoncello e liquirizia rigorosamente home made, presentati in due provette in un contenitore dal sapore vintage.

QB Duepuntozero
Via Pietro Salò 23
Porto Sirena
25087 Salò (Bs)
Tel. 0365 520421
www.qbduepuntozero.com

P.S. Passione, creatività e valorizzazione del territorio.

Photo Credits copertina, prima e seconda immagine @qbduepuntozero.

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