vigna e uva Daunia
Vino

Daunia: un piccolo angolo di Francia in Puglia

Quando si pensa alle bollicine Metodo Classico, il primo territorio che viene in mente è la Champagne per l’estero e la Franciacorta per l’Italia. Invece nel mio recente viaggio in Puglia, nell’alta Daunia, invitata in giuria a Vinum, il concorso dei migliori vini e spumanti pugliesi, ho partecipato ad un interessante enotour, organizzato dall’Associazione Vitivinicola Dauna, ed è stata una vera sorpresa e una piacevolissima scoperta.

La prima cantina che ho visitato è stata Caiaffa Vini, a Cerignola (Fg), azienda a conduzione familiare che produce vini biologici, dove ci accoglie Marco, seconda generazione ed enologo, che ci spiega che per loro il biologico è una cosa seria. Dal 2015 quando hanno iniziato a produrre vino, hanno subito bandito pesticidi e insetticidi, lasciando prosperare flora e fauna spontaneamente, perché è proprio la natura la loro collaboratrice più preziosa, e dando estrema importanza anche agli insetti che, per loro indole, ne eliminano altri che invece sarebbero dannosi. Insetti che sono il fil rouge bucolico dei Caiaffa, e che ritroviamo anche nelle originali etichette. Marco ci ha fatto assaggiare nella bellissima bottaia tre tipologie di vini: Myria spumante Brut Metodo Charmat IGT 2019, prodotto con 100% uve Fiano Minutolo, vitigno autoctono pugliese, cinque mesi di acciaio, una bollicina fresca, con aromi di mela, nocciola tostata che gli dà una nota di croccantezza, e sapido. A seguire Troia Rosato di Puglia IGT 2020, uve di Troia in purezza che vengono fatte macerare 24 ore per esaltare al meglio le caratteristiche del vitigno e dargli quella nuance rosa cerasuolo. Anche qui si percepisce una grande freschezza, al primo impatto sentori di banana, e poi frutta fresca rossa e una consistente aromaticità. Infine Vibrans Nero di Troia Puglia IGT 2017, 100% Nero di Troia: di un bel color rosso rubino, elegante, sapido, profumi di frutta rossa matura e un finale di legno di botte grande dovuto all’affinamento di 12/18 in botti di rovere.

Il tour è proseguito nel centro storico di San Severo, che ho scoperto essere la capitale delle bollicine di Puglia e leggendo capirete il perché, dove ci siamo recati da Pisan Battèl. Non lasciatevi confondere dai nomi, i due proprietari sono italianissimi, anzi pugliesissimi: e sono Antonio Pisante e Leonardo Battello che, nel 2017, hanno fondato questa azienda che produce spumanti Metodo Classico e che spumanti…
Abbiamo iniziato con Ancestre, ultimo nato in casa Pisan Battèl, 70% Bombino, vitigno autoctono pugliese, e 30% Moscato, realizzato con Metodo Ancestrale -il vino viene fatto rifermentare naturalmente in bottiglia, grazie al residuo zuccherino rimasto dopo il processo di vinificazione- dosaggio zero, senza l’aggiunta di zuccheri. Al palato aromi fragranti di agrumi maturi e di mosto, al naso sprigiona invece sentori balsamici. Una bollicina che ho apprezzato tantissimo per la sua particolarità, sia per il metodo utilizzato, per l’uvaggio che non conoscevo in versione spumantizzata e anche per l’estrema versatilità che lo rende adatto a tutto pasto. Il secondo vino degustato è il Pas Dosé, Bombino in purezza, dosaggio zero, senza zuccheri aggiunti, esprime al naso intensi profumi di fiori d’arancio, di frutta agrumata e crosta di pane, mentre in bocca è piacevolmente secco e cremoso.
Dato che si era fatta l’ora del pranzo abbiamo accompagnato le due bollicine ad alcune prelibatezze della gastronomia Da Alfredo di San Severo: salumi pugliesi, caciocavallo podolico fresco e stagionato, frittini con baccalà e alici, pan cotto con verdure – piatto tipico della zona-, friselle con pomodorini, rucola e mozzarella e sopra tutto il buonissimo olio evo della casa.

La degustazione è proseguita nella cantina da cui è partito tutto e dove sono nate le prime bollicine nel 1979, quando tre amici, musicisti di jazzGirolamo d’Amico, Louis Rapini, Ulrico Priore, diedero vita a d’Araprì, -con le prime sillabe dei loro cognomi- unica azienda in Puglia ad aver concentrato la produzione solo sullo spumante con Metodo Classico e prima ad aver spumantizzato il Bombino. Da via Zannotti, nel centro storico di San Severo, si scende le scale e ci si trova in una cantina del ‘700 di 1000 mq di superficie, i proprietari hanno infatti acquisito negli anni le cantine delle varie case adiacenti, che si estendono sotto storici palazzi, e sono a ridosso della Chiesa di San Nicola, una delle più antiche di tutta la città. Percorrendo tutti i cunicoli sembra di essere tornati indietro nel tempo: con i resti delle antiche mura di cinta del 1200, un’antica pressa del 1836, le macine dell’antico frantoio ipogeo, la prigione dei Carbonari Morelli e Silvati, e le pupitres con le bottiglie a riposare e a maturare per almeno tre anni, intervallate solo da periodici remouage. Dopo questa interessante e suggestiva passeggiata nei sotterranei di San Severo risaliamo e brindiamo con d’Araprì Metodo Classico Brut, prima bollicina prodotta dalla cantina, blend di Bombino bianco e Pinot Noir, al gusto fresca e ben equilibrata, con un retrogusto di note tostate, e al naso profumi di frutta come mela croccante, pesca gialla e arancia, ma anche fiori di campo essiccati.

L’enotour nella Capitanata, come è chiamata la parte settentrionale della Puglia, il cui nome significa “terra del capatano” che si riferiva ad un alto funzionario bizantino che ai tempi dell’omonimo impero amministrava questo territorio, termina alla cantina vitivinicola Ariano, situata a San Severo, che è stato il primo territorio in Puglia a ricevere la DOC nel lontano 1968. L’azienda, a conduzione familiare, produce vino dal 1997 seguendo le regole dell’agricoltura biologica. Terra & Famiglia è il claim di questa bella realtà vitivinicola dove la famiglia ricopre un ruolo importante a cominciare dal padre Attilio Ariano che ha l’ereditata e l’ha condotta, fino alle figlie Federica che, con il compagno Aldo Avello, si occupa dell’aspetto tecnico produttivo, e Manuela che insieme al marito Omar Leonardi cura la vendita e il settore marketing; così come la sostenibilità che è la filosofia che seguono e che attorno a cui ruota tutto: dagli impianti fotovoltaici, alla tipologia di coltivazione, fino alle moderne tecnologie. Sono tre le linee prodotte: quella base “Quaranta Filari” che si declina in bianco  (Bombino e Falanghina) e rosso (Nero di Troia e Primitivo); la linea “Sogno di Volpe” rappresentata in tre versioni e rispettivamente con uve Bombino bianco, Nero di Troia e Montepulciano. Infine la linea “I Classici”, tutti da monovitigno: Falanghina per i bianchi, e Primitivo e Negroamaro per i rossi. E poi il Nero di Troia, omonimo vitigno in purezza. Si aggiungono alla gamma Fedro Pas Dosé Metodo Classico, 100% Bombino bianco, e Primitivo Passito.

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